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Eolico, 2017 anno dei record in Europa. Italia in controtendenza

Installati 15,7 GW. I dati WindEurope

Quotidiano Enegia - Dopo aver superato il nucleare nel 2013, l’idroelettrico nel 2015 e il carbone nel 2016, l’eolico punta adesso a divenire la prima fonte di generazione europea. I 28 membri Ue hanno infatti installato l’anno scorso aerogeneratori per 15,6 GW (+20% sull’anno precedente), nuovo record storico che porta il totale in funzione a 169 GW: appena 19 GW al di sotto dei 188 GW del gas.
In base ai dati diffusi oggi da WindEurope, nel 2017 l’eolico è stata la prima fonte nella Ue per potenza realizzata con un incremento netto di 15.040 MW (risultante di 15.680 MW realizzati e 640 MW dismessi), seguita dal fotovoltaico con 6.100 MW, dall’idro con 1.085 MW, dalle biomasse con 964 MW, dal gas con 356 MW (2.612 MW avviati e 2.256 MW dismessi) e dai rifiuti con 80 MW. E’ invece negativo per 5.769 MW il bilancio del carbone (1.741 MW realizzati contro 7.510 MW dismessi) e per 2.197 MW (solo chiusure) quello dell’olio combustibile.
Le fonti rinnovabili hanno dunque rappresentato l’85% della capacità complessiva realizzata nel 2017 (23,9 GW su 28,3 GW), mentre il parco di generazione Ue è cresciuto di 15,6 GW netti a 933 GW.
Il 2017 è stato per l’Europa un anno record sia per l’eolico onshore (12.526 MW, +9%) che per quello offshore (3.154 MW, +101%) ma anche per la produzione, che con 336 TWh (296 TWh nel 2016) ha soddisfatto l’11,6% della domanda elettrica dei 28 (10,4% l’anno precedente).
Tuttavia, sottolinea l’associazione, analizzando i dati a livello nazionale si notano marcate differenze. L’80% dell’installato eolico 2017 è riferibile infatti a soli tre Paesi: Germania (6.600 MW), Regno Unito (4.300 MW) e Francia (1.700 MW). La classifica della capacità cumulata a fine anno vede di conseguenza il consolidamento in prima posizione della Germania (56.132 MW), seguita dalla Spagna (che cresce però di soli 96 MW a 23.170 MW), dal Regno Unito (18.872 MW) e dalla Francia (13.759 MW).
L’Italia continua a perdere terreno nei confronti degli altri grandi Paesi europei, con un installato 2017 di 252 MW, in costante calo rispetto ai 283 MW del 2016 e ai 306 MW del 2015. La capacità cumulata si attesta perciò a 9.479 MW.
Discorso analogo per la produzione, che vede da un lato la Germania stabilire un nuovo primato con il 20,8% della domanda elettrica soddisfatta dall’eolico e, dall’altro, l’Italia scendere al 5,2% dal 5,5% del 2016.
Nella graduatoria sono da registrare gli avvicendamenti al secondo posto tra il Portogallo (24,2%) e l’Irlanda (24%) e al quarto posto tra Germania e Spagna (18,6%). Resta saldamente sul podio la Danimarca con il 44,4% della domanda coperta dall’eolico.
Un ultimo dato fornito dal WindEurope riguarda i progetti per nuovi parchi eolici che nel 2017 hanno raggiunto la decisione finale di investimento, al record annuo di 11,5 GW (9 GW onshore e 2,5 GW offshore). Il valore di questi progetti (22,3 mld €, 14,8 onshore e 7,5 offshore) è inferiore del 19% a quello del 2016 (Fid per 10,3 GW) a seguito della riduzione dei costi degli impianti, rileva l’associazione.
Ma se il 2017 si chiude con risultati da Guinness, l’a.d. di WindEurope, Giles Dickson, ha avvertito che “i record raggiunti riflettono il fatto che numerosi nuovi progetti sono stati accelerati al fine di beneficiare degli incentivi in conto energia e dei vecchi sistemi di sostegno prima della loro cancellazione, come nel caso della Germania ma anche del Regno Unito e della Francia”. In questo senso, ha avvertito Dickson, “per l’eolico il quadro di medio e lungo periodo resta incerto, la transizione alle aste è stata più confusa di quanto sperato e manca chiarezza da parte di molti Governi circa le ambizioni nazionali per le rinnovabili nel post-2020”. A livello Ue, “è ormai chiaro che con la recente espansione delle Fer e la rapida discesa dei costi l’Europa può centrare l’obiettivo del 35% al 2030, un target non solo raggiungibile ma anche economicamente desiderabile”.

 

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