Coldiretti, Ue autorizza il Made in Italy 'taroccato'

Sotto accusa trattati di libero scambio, ultimo con Mercosur

Redazione ANSA VERONA

(ANSA) - VERONA, 31 GEN - Dal formaggio Asiago "made in Japan" al Grana carioca, dal "Reggianito" al "Parmesao", dal Provolone al "Romano", fino al Sardo e alla 'Mortadela', l'Unione Europea legalizza, attraverso la firma degli accordi di libero scambio, le imitazioni delle più note specialità del Made in Italy a tavola che hanno raggiunto il valore record di 60 miliardi di euro.

A denunciarlo è la Coldiretti in occasione dell'inaugurazione di Fieragricola di Verona, dove sono stati esposti i "tarocchi" autorizzati dalla Ue, alla presenza degli agricoltori giunti nel capoluogo scaligero per difendere il proprio lavoro dalle scelte assunte con i negoziati commerciali. L'ultima trattativa arrivata a minacciare l'agricoltura italiana - sostiene Coldiretti - è quella in corso con i paesi del mercato comune dell'America meridionale (Mercosur) di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Sulle 291 denominazioni italiane Dop/Igp riconosciute dall'Ue è stata proposta una lista di 57 tipicità da tutelare, ma su 30 di queste sono state già presentate opposizioni, a partire dal Parmigiano Reggiano.

A preoccupare è anche l'apertura all'arrivo a dazio zero in Europa di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani, un contingente di 70 mila tonnellate che potrebbe aumentare a 100/130 mila. Secondo Coldiretti ciò porterebbe a un abbassamento della qualità per i consumatori, considerato che l'86% della carne importata dall'Ue già proviene dalla Paesi Mercosur che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità vigenti in Italia e nel Vecchio Continente. "E' inaccettabile - afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - che il settore agroalimentare sia trattato dall'Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. Siamo lieti che anche l'industria alimentare italiana, con Federalimentare, si sia unita al nostro allarme prendendo posizione contro trattati che svendono l'identità dei territori e quel patrimonio di storia, cultura e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori". (ANSA).

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