Fabio Alselmo, avvocato diritti civili

Dall'11 gennaio in aula per nuovo processo Cucchi

Redazione ANSA ROMA

(di Anna Lisa Antonucci) (ANSA) - ROMA, 9 GEN - E' nato e vissuto sempre a Ferrara ed è qui che dopo l'università ha iniziato a fare l'avvocato. "Un avvocato di provincia - racconta all'ANSA - con un piccolo studio insieme ad altri colleghi". Mai avrebbe pensato di diventare il difensore dei casi più famosi di violazione dei diritti umani come quello di Federico Aldovrandi e Stefano Cucchi,"che - spiega - avrebbero potuto diventare storie di giustizia negata". Fabio Anselmo, 60 anni, sarà in aula l'11 gennaio per l'istruttoria dibattimentale del nuovo processo Cucchi. A dicembre ha ricevuto il premio Cild 2017 conferito a persone che "si sono distinte per la promozione e protezione delle libertà civili, contribuendo a diffondere la cultura dei diritti umani nel nostro Paese".
    "Ho cominciato ad occuparmi di diritti negati per una tragica storia familiare - spiega l'avvocato - diciannove anni fa mia moglie, nel dare alla luce il nostro secondo figlio, finì in rianimazione per un'infezione contratta in sala parto. Alla denuncia seguì il processo di cui le cronache dei quotidiani locali dettero conto". "Per questo nel settembre 2005, dopo la morte di Federico, la famiglia Aldrovandi si rivolse a me - racconta - Sono stati anni difficili, faticosi, anche perchè io partivo dal presupposto che la Polizia è la Polizia e dunque non potevo pensare che ad uccidere Federico potessero essere state le botte degli agenti. Ho preso contezza gradatamente della verità. Intanto sono iniziati gli attacchi personali, le pesanti intimidazioni, le denunce ed azioni giudiziarie strumentali, anche perchè la medicina legale ferrarese si era spesa per dimostrare che quella di Federico era una morte per droga".
    "Parliamo - aggiunge- di anni in cui non c'erano ancora state la sentenze per le torture al G8 di Genova e dunque, se non fossero arrivati giudici senza pregiudizi, la sentenza Aldrovandi sarebbe sicuramente stata diversa".
    Da allora Fabio Anselmo si è occupato di molti altri casi di abusi delle forze dell'ordine e di violazione dei diritti umani, da Stefano Cucchi al caso Uva, a Riccardo Magherini, Davide Bifolco, Denis Bergamini.
    "Senza l'esperienza del caso Aldrovandi - dice ancora - non sarei stato in grado di affrontare i processi per la morte di Stefano Cucchi, un caso in cui tutte le regole sono state violate e si è sostenuto che un ragazzo fosse morto di fame e sete di fronte ad un corpo terribilmente martoriato". "Arrivare al processo è stato come correre una maratona con sulle spalle uno zainetto di cemento armato - conclude - e non è stato bello, sia per Federico che per Stefano, vedere in aula i sindacati delle forze dell'ordine difendere colleghi indifendibili.
    Manifestazioni di illegalità da parte di 'servi della legge' sono sempre da condannare e se il Corpo a cui appartengono li difende è la stessa Arma o la Polizia ad essere messe sotto processo". (ANSA).
   

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