Malato, 'valuto la morte in Svizzera, resta il nodo dei tempi'

'Stop cure solo se c'è prognosi infausta è un grande limite nella legge'

Redazione ANSA ROMA

(di Manuela Correra)

ROMA - Gustavo Fraticelli ha 54 anni e dalla nascita è affetto da tetraparesi spastica, malattia che lo ha da sempre costretto a vivere su una sedia a rotelle. E' pronto ad andare in Svizzera, per ottenere l'eutanasia, se le sue condizioni dovessero peggiorare significativamente: "La legge sul biotestamento - afferma - è sicuramente un passo avanti, ma resta il problema dei tempi prevedibilmente lunghi per l'applicazione affettiva, non sempre conciliabili con i tempi di vita di un malato. E restano pure i limiti insormontabili che tale legge presenta".

"Sono membro dell'Associazione Coscioni ed un 'disobbediente storico'. Ho già depositato il mio Testamento biologico. Oggi, con l'approvazione del ddl sul Biotestamento - afferma Gustavo - penso si sia fatto un passo avanti e si tratta, tutto sommato, di una buona legge". C'è però un "grande limite": "Il rifiuto delle cure è limitato ai pazienti in casi estremi e con prognosi infausta. Al contrario, sono convinto che quando si verificano particolari situazioni, a prescindere da una prognosi invariabilmente infausta, una persona abbia comunque il diritto di disporre e decidere del proprio fine-vita".

Ed è questo il caso: "La mia vita - racconta - è stata e sarà una costante e tenace conquista di autonomia. Ho conseguito la laurea in giurisprudenza, ho lavorato per 32 anni in una società di trasporto aereo, vivo da solo e faccio di tutto per rendere 'visibile' agli altri il mondo della disabilità. Se però questa disabilità mi dovesse portare a perdere l'autonomia nella sfera più intima e personale, non potrei sopportarlo. Se insorgeranno tali condizioni andrò in Svizzera per praticare l'eutanasia".

La legge sul Biotestamento, rileva, "non mi permetterebbe di disporre il rifiuto delle cure perchè la mia non è una prognosi infausta, ma questo è un limite. Il fine-vita attiene infatti a valutazioni personalissime. Inoltre, i tempi delle leggi sono lunghi e, in ogni caso, un malato non sempre può o ritiene di aspettare". Il punto, argomenta Gustavo, "è che le valutazioni rispetto al fine-vita devono rimanere libere e personali. la mia scelta, infatti, non danneggerebbe altri, ma risponderebbe unicamente alla mia dignità personale". La "speranza, ora - conclude convinto - è che, dopo questa norma, si possa finalmente arrivare ad avere una legge per l'eutanasia anche nel nostro Paese". 

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