No a pappe e regole rigide, così il bimbo si 'svezza' da solo

Alimentazione complementare valorizza dieta di tutta la famiglia

Redazione ANSA ROMA

Niente pappe e frullatore, sì a mangiare a tavola con gli adulti e ad alimenti sminuzzati introdotti senza regole rigide: sono i pilastri dell'alimentazione complementare a richiesta, un modo diverso di far avvicinare il lattante al cibo rispetto allo svezzamento tradizionalmente inteso. A fare il punto è l'Associazione Culturale Pediatri che ha elaborato un documento rivolto a un pubblico fatto di esperti ma, soprattutto, di madri e padri.

    Redatto da un gruppo di lavoro interdisciplinare, attraverso una raccolta critica di informazioni, il documento mira a far arrivare il messaggio che "parlare di alimentazione complementare significa valorizzare la dieta di tutta la famiglia". La prima domanda che un genitore si pone in merito è a che età iniziare a introdurre cibi solidi nella dieta del piccolo. La risposta è semplice: "quando mostra interesse per il cibo, ovvero lo richiede attivamente, e mostra segni di adeguato sviluppo neuromotorio". Di solito questo succede verso i 6 mesi, ma "il conto alla rovescia si fa solo a capodanno, mentre nel caso dei bambini bisogna semplicemente osservarli". Quanto al cosa, il documento precisa che il latte (preferibilmente materno) "rimarrà l'alimento principale fino a verso i 12 mesi.
    Il passaggio a una dieta da adulto sarà un processo lento e rispettoso dei tempi di ciascun bambino", senza "atti di forza".


    Il cardine dell'autosvezzamento infatti è che il bambino mangia "quello che vuole nelle quantità che vuole e se ne vuole", e lo fa perché, messo a tavola insieme al resto della famiglia, ha modo di farne richiesta mostrando interesse. Quindi è essenziale che i genitori seguano una dieta sana e varia. In tal caso "non c'è motivo di immaginare una distinzione tra cibo per grandi e per piccoli". Per lo stesso motivo il documento sconsiglia l'uso della parola "pappa" intesa come brodino, cereali in povere e omogeneizzati. Non ci sono alimenti da evitare, basta il buon senso e ricordarsi di farli in pezzetti. Da evitare, invece, concludono i pediatri dell'Acp c'è solo la parola 'svezzamento': "significa togliere il vezzo del latte materno, ma sappiamo che l'allattamento non è un vizio".
   

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