De Felice, per la rivoluzione 4.0 serve la politica

Italia ha potenziale per costruire fabbrica intelligente

Redazione ANSA MILANO

(ANSA) - MILANO, 07 MAG - "C'è bisogno di politica in Italia. Di governo dei processi produttivi e sociali, in una fase di trasformazione radicale dei loro assetti su scala mondiale. Le ragioni sono diverse, ma credo che, a motivare questa necessità, basti e avanzi il fenomeno della grande rivoluzione digitale che stiamo vivendo". A sostenerlo è Fabio De Felice, fondatore di Protom, gruppo imprenditoriale focalizzato sulle tecnologie avanzate, e docente del dipartimento di ingegneria civile e meccanica dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. De Felice è anche autore, insieme a Raffaele Cioffi e ad Antonella Petrillo, del recente saggio "Digital Transformation in Smart Manufacturing".

"Nell'attuale contesto competitivo, l'innovazione a base tecnologica è il fattore principale per il successo di un'impresa, la quale non ne può fare a meno. Fare innovazione è però difficile e rischioso, soprattutto per le piccole e medie imprese. E' qui che risulta centrale l'intervento della politica", spiega De Felice, sottolineando l'importanza del piano Impresa 4.0", in quanto, ha portato "un incremento significativo degli investimenti per la ricerca e l'innovazione dopo anni di arretramento. Le nostre aziende stanno utilizzando molto bene l'opportunità fornita dal rilancio di una politica industriale".

Resta il problema del trasferimento tecnologico dalle università alle imprese che limita l'innovazione nell'industria italiana: "per colmare il gap tra produttori e utilizzatori di conoscenza è fondamentale dare operatività e slancio ai Competence Center e ai Digital Innovation Hub previsti dal piano governativo. Se il governo del paese non dovesse monitorare con rigore ed efficacia questa evoluzione - avverte -, rischieremmo un drammatico declino, tecnologico e imprenditoriale".

Sul fronte dell'occupazione, secondo De Felice, "il bilancio lavorativo complessivo sarà certamente positivo". E' naturale che l'introduzione delle macchine, "spaventi", spiega il professore, ma questo cambiamento, "aprirà porte e spazi inimmaginabili ora nell'interazione tra uomo e macchina". Per cui, "con attenti percorsi programmatici, di formazione e di riqualificazione, sono convinto che molti lavori cambieranno in meglio, e quei lavori che 'verranno persi' saranno recuperati".

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