Paolo VI: documento pro-pillola,disse no

Montini pose veto su De nascendae prolis, poi uscì Humanae vitae

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 10 LUG - Lasciare alle coppie la possibilità di una genitorialità "responsabile" attraverso l'uso dei contraccettivi, a partire dalla pillola. Si pensò anche a questo nel 1966 in Vaticano nel corso dell'iter che portò poi alla enciclica Humanae Vitae di Paolo VI pubblicata due anni dopo, il 25 luglio del 1968. La fase post-conciliare avrebbe dunque potuto condurre a questa conclusione, visto che era la tesi maggioritaria tra i teologi e gli specialisti consultati sul tema, ma Paolo VI pose il veto e scelse diversamente. In questo non facile processo risulta anche una enciclica, 'De nascendae prolis', scritta ma mai pubblicata.

   E' quanto emerge dagli Archivi della Santa Sede, come scrive mons. Gilfredo Marengo nel suo libro di prossima pubblicazione, "La nascita di un'enciclica" (Libreria Editrice Vaticana), una ricerca storica sulla genesi di Humanae vitae, realizzata attraverso l'esame dei documenti presenti nell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede e nell'Archivio Segreto Vaticano.

   Non è la prima storia di una enciclica scomparsa: nel 1938, per esempio, risulta fosse pronta la Humanis Generis Unitas, enciclica antinazista fatta preparare al gesuita americano John LaFarge da Pio XI, che poi scomparve con la sua morte e l'avvento del nuovo pontefice.

   Tornando agli anni dell'Humanae vitae, "molti erano convinti che mantenersi in sintonia con il concilio - scrive mons. Marengo riferendosi al Concilio Vaticano II - esigesse di introdurre radicali mutamenti in questo campo". "Una volta riconosciuto il valore in sé dell'esercizio responsabile della paternità, non era ragionevole fare coincidere questo giudizio con l'obbligare le coppie al solo uso dei metodi naturali; la pillola inibitoria andava considerata un mezzo attraverso il quale il fine di evitare un nuovo concepimento veniva raggiunto rispettando le esigenze dell'amore coniugale e la dignità del coniuge". Ma Papa Montini "non giudicò accettabile questa tesi sulla quale era stato elaborato il documento della maggioranza approvato a fine giugno del 1966". Paolo VI ritenne "più rassicurante", come scrive l'autore del libro, "mantenersi in un assetto tradizionale".

   Un motivo forte di questa decisione del Papa era legato al fatto che l'ampia diffusione della pillola aveva già aperto la strada "a inquietanti politiche antinataliste in molte parti del mondo, in specie quelli più poveri e sottosviluppati". Marengo, dopo aver studiato i documenti, sottolinea anche quanto sia solo appartenente alla "categoria del mito" il fatto che Paolo VI "decise da solo". "Paolo VI non decise da solo ma fu consapevole che molti lo avrebbero lasciato solo".

   A firmare la prefazione del libro, di prossima uscita, è mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II, secondo il quale questo contributo sarà utile per sgomberare il terreno dagli "eccessi di superficialità e faziosità che l'hanno fastidiosamente ingombrato".(ANSA).

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