Coronavirus: la vita in bianco e nero vista dagli studenti

A Palermo, hanno realizzato in casa foto ispirandosi allo spagnolo Madoz

Se le restrizioni e l'obbligo di rimanere in casa hanno ridotto la visione dei colori esterni per evitare il contagio del coronavirus, proviamo a guardare la vita in bianco e nero, attraverso l'obiettivo fotografico, realizzando rigorose immagini del vissuto quotidiano, all'interno delle quattro pareti domestiche. Lo hanno fatto gli studenti del liceo linguistico, De Cosmi di Palermo.  "E' spesso nei momenti di crisi ed invasi dalla noia che ci sorprendiamo con l'inventiva", dice la docente di spagnolo, Agnieszka Kwiatek che ha chiesto agli studenti che frequentano i suoi corsi di guardare le immagini realizzate dallo spagnolo, Chema Madoz, che scatta opere surrealiste in bianco e nero, "dando una nuova e spesso inattesa vita a oggetti che conosciamo bene e dei quali non ci aspetteremmo nient'altro". E di ispirarsi a lui. I ragazzi e le ragazze del De Cosmi sono stati invitati a prendere spunto da questo artista per riprendere l'interno delle loro case, che dice Martina Spina, rappresentante d'istituto e alunna di una quarta, "stiamo riscoprendo perché non sempre ci ricordiamo cosa le riempie e spesso non facciamo neanche caso a quello che abbiamo di fronte".

"Molti ragazzi solo adesso apprezzano la libertà che davano per scontato e sono spinti a cambiare il loro sguardo su quello che è il pilastro delle loro vite: famiglia, casa, amici, scuola e tempo libero", afferma la docente. A questo proposito Miriam Carroccetto di una quarta ha scattato una fotografia nella quale si vede una carta geografica dell'Europa dove ha segnalato i luoghi da lei visitati e a fianco lei stessa con una crocetta sulla fronte.  "Prima viaggiavamo per il mondo, ora dentro noi stessi", dice Miriam. La mancanza degli spostamenti è evidente anche in altre immagini realizzate dagli studenti dove si ritraggano "strumenti per girare il mondo con l'immaginazione come per alcuni è il telecomando del televisore e per altri ancora lo smartphone: lo vediamo nel cavo degli auricolari ai quali Rosa Pedano ha dato la forma del cuore, invece un'alunna di una prima, Giorgia Di Gregorio, ha visto lo stesso oggetto come una catena.

"Sono numerose le considerazioni espresse dai ragazzi sulla libertà, sulla vita e sulla morte, - afferma la professoressa Kwiatek, - sulle decisioni che prendiamo e sulla distorta percezione di noi stessi, ma vi sono anche tante foto che esprimono la voglia del ritorno alla normalità, la riconquista del contatto fisico, degli incontri e dei viaggi. E La luce, quella che rappresenta la speranza. E' importante che questa ci sia".    

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