Ordine Marche, coinvolgere geologi

Ricostruzione deve essere in prevenzione,non solo riparare danni

(ANSA) - ASCOLI PICENO, 2 LUG - "La normativa futura dovrà coinvolgere i geologi come supporto irrinunciabile ad ogni azione di progettazione per la ricostruzione, che deve essere condotta in prevenzione, cioè in previsione del prossimo terremoto e non per riparare i danni del precedente". Lo ha detto all'ANSA Piero Farabollini, presidente dell'Ordine dei geologi delle Marche, prendendo spunto dall'ordinanza n. 55 riguardante la microzonazione sismica di livello 3 delle zone colpite dal terremoto del 2016. Uno studio che "fornisce - spiega Farabollini - utili indicazioni per la progettazione delle nuove costruzioni e per gli interventi sulle strutture esistenti, ma dovrebbe essere adottato dai tecnici esclusivamente solo se il tecnico sia in condizioni di dimostrare che l'assetto litostratigrafico, litotecnico e sismostratigrafico possa essere ricondotto con certezza alle categorie di terreno previste dalle nuove norme del 2018". Secondo il presidente dei geologi delle Marche, dove la microzonazione 3 non è stata realizzata (ad esempio nelle piccole frazioni, nei piccoli agglomerati urbani, nelle case sparse) "sarebbe auspicabile suggerire alle amministrazioni locali di dotarsene, magari affidandole agli stessi geologi che l'hanno realizzata nello stesso ambito territoriale. Le indagini realizzate ex-novo potrebbero essere utilizzate anche per la successiva progettazione, permettendo così una adeguata ricostruzione basata su dati reali e non estrapolati da indagini effettuate magari ad alcune centinaia di metri di distanza". Una ipotesi potrebbe essere quella di realizzare delle Down Hole "di frazione". All'interno delle perimetrazioni che i Comuni sono chiamati ad affidare, "nella redazione dei criteri per i Piani Attuativi (che si configurano quasi come dei Piani Regolatori), gli incarichi dovrebbero essere attribuiti a raggruppamenti al cui interno sia obbligatoriamente presente anche un geologo, al fine di garantire che la perimetrazione venga basata - conclude Farabollini - su dati reali e non solo sulla valutazione qualitativa ed emotiva del contesto architettonico e socio-economico". (ANSA).

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