'Semiramide' di Rossini, alla Fenice partitura autografa

In mostra originale e documenti, scoperta casa dove alloggiò

     Le pagine sono pulite, tranne due macchie di inchiostro con le impronte digitali del compositore, e pochi i ripensamenti. Nulla nella partitura originale della "Semiramide", andata in scena in prima assoluta il 3 febbraio 1823 al Teatro La Fenice, a Venezia, sembra poter dire che Gioacchino Rossini aveva anche l'usanza di scrivere a letto, spargendo i fogli poi sul pavimento della camera. Sul primo di quei fogli, rilegati con una copertina in marocchino, 41 anni anni dopo, il 5 marzo 1864, il musicista pesarese, a Parigi da molti anni, scrisse "Attesto io sottoscritto essere questo l'autografo originale della mia opera Semiramide" con firma e data finali.
    "Semiramide", tratta da un lavoro di Voltaire con libretto di Gaetano Rossi, ultimo dei capolavori scritti per i teatri italiani, va in scena alla Fenice il 19 ottobre - dopo la rappresentazione del 1992 per il bicentenario del teatro veneziano - ma dal 17 al 28 ottobre, nella Sala Ammannati, protagonista di una piccola ma significativa mostra sarà proprio la partitura autografa originale, custodita nell'Archivio Storico del teatro e restaurata per l'occasione grazie al supporto di Assicurazioni Generali, e una serie di documenti attestanti il particolare rapporto che Rossini aveva con la Fenice. Già il contratto presenta particolarità: è fatto a nome del musicista per una nuova opera ma anche per "risistemare" il secondo atto del "Maometto"; è anche a nome della moglie, la soprano Isabella Colbran, che deve impegnarsi per 50 recite. Per entrambi la somma in totale del compenso è di 26mila lire italiane in quattro rate. All'epoca Venezia era sotto gli austriaci. C'é poi una riga - come ricorda il sovrintendente Fortunato Ortombina - che impegna Rossini a lasciare lo spartito della nuova composizione "di tutta e sola proprietà dell'impresa", cioè il teatro. Per la Fenice, in controtendenza rispetto alle abitudini dell'epoca - rileva lo studioso Franco Rossi - una postilla, quella del lascito, usata in altre occasioni, per partiture autografe o prime copie. Il progetto legato alla partitura autografa ha permesso anche di riportare all'attenzione una serie di documenti in originale che di fatto raccontano tutta la "storia" di Rossini a Venezia per l'opera - appena 18enne proprio nella città lagunare aveva cominciato la sua carriera con la prima messa in scena di una delle cinque farse e "i veneziani seppero subito individuarne il talento" dice Ortombina - e l'avventuroso percorso della partitura prima della firma del maestro. Per il sovrintendente, il compositore pesarese, assieme a Verdi che per la Fenice scrisse cinque lavori, è il "più veneziano" dei musicisti d'opera: "per entrambi erano le stesse caratteristiche della città a renderla un luogo ideale per l'innovazione nello stile.
    Voleva dire incontrare un contesto produttivo e un pubblico aperto alle novità forse più di qualsiasi altro luogo".
    Rossi ha scoperto che la casa affittata dalla Nobile Presidenza della Fenice per Rossini per i suoi "cento giorni" veneziani è in una corte vicino alla chiesa di San Moisè, poco lontano dal teatro. Tra tutte le vicende della vita della partitura dal 1823 alla firma del 1864, anche il rischio che l'originale restasse a Vienna, dove era stato inviato su richiesta di un editore che voleva stamparlo. In una nota a margine di una lettera, l'editore Artaria chiede di poter tenere l'originale in cambio di una bella copia. Il teatro neanche risponde e la "Semiramide" torna a Venezia.
   

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