Cesare Tacchi, tra sperimentazione e ironia

Oltre 100 opere nella retrospettiva a Palazzo delle Esposizioni

 Le "tappezzerie", dipinti estroflessi e imbottiti come Poltrona gialla e Poltrona rossa del 1964; gli "oggetto-quadri", sculture in vilpelle che negano ogni funzione d'uso; e poi gli smalti su tela, e la grande Cornice, proveniente da La Galleria Nazionale, che non incornicia alcun quadro, fino al gesto estremo della Cancellazione d'artista compiuto nell'ambito della rassegna "Teatro delle mostre" alla Galleria La Tartaruga di Roma nel maggio del 1968. Sono solo alcune delle oltre 100 opere esposte nella mostra monografica "Cesare Tacchi. Una retrospettiva", allestita a Roma fino al 6 maggio nelle sale del Palazzo delle Esposizioni. A cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi, l'esposizione vuole essere un omaggio alla vita e alla carriera di Cesare Tacchi, nato a Roma nel 1940 e qui scomparso nel 2014, grande interprete del secondo dopoguerra insieme a Tano Festa, Mario Schifano, Franco Angeli, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Pino Pascali, come lui tra i protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo.
    Definito nel 1959 dalla critica "un giovane solitario silenzioso e castigato", Tacchi riuscì a elaborare uno stile del tutto personale, superando alcuni dettami della cultura visiva contemporanea per percorrere nuove strade. Nella mostra viene proposta al pubblico tutta la sua vicenda artistica, facendo luce sulle varie fasi attraversate nel corso degli anni, tra sperimentazioni e riflessioni sulla natura stessa dell'opera d'arte e sul suo significato. Il percorso espositivo segue un ordine cronologico, dai lavori degli esordi, come gli smalti su tela, alle opere più impegnative e note, come La primavera allegra della Collezione Maramotti di Reggio Emilia, in cui l'artista ha elaborato le icone della storia dell'arte accostandole a immagini del presente. Si prosegue con gli arredi impossibili e del tutto inutilizzabili come le poltrone, le porte e le sedie incongrue, che segnano l'abbandono del quadro in favore dell'indagine sull'oggetto, e poi con la Cornice 'vuota', che inaugura una nuova modalità di percezione e fruizione dell'opera d'arte da parte del pubblico. Nella mostra trova spazio anche un "reperto" proveniente dalla collezione delle eredi del gallerista Plinio De Martiis, per far sì che i visitatori possano provare a rivivere ciò che accadde durante la performance Cancellazione d'artista, quando Tacchi, dietro un vetro trasparente, si mise a cancellare la sua figura stendendo un velo di pittura sul diaframma che lo separava dal pubblico. Con gli anni '70 proseguono le sperimentazioni, come nel lavoro fotografico realizzato da Elisabetta Catalano nel quale si vede l'artista, pulendo un vetro, lascia lentamente riapparire la sua figura proponendo di fatto l'azione inversa alla Cancellazione. Nell'ultima sala della mostra, infine, vengono accolti i grandi dipinti realizzati a partire dagli anni Ottanta, nei quali ancora una volta l'artista cambia prospettiva rinnovando se stesso e la propria ricerca.
   

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