Gli 80 anni di Renis, Mr Quando Quando Quando

Da inizi con Celentano a successo in Usa, ha prodotto tanti big

Tony Renis il 13 maggio compie 80 anni, a pochi mesi di distanza dal suo fratello acquisito Adriano Celentano che li ha compiuti il 6 gennaio. Renis, il cui vero nome è Elio Cesari (il padre era il pittore Orfelio Cesari), è un personaggio singolare nella storia della canzone italiana, un interprete di successo che, dopo l'esplosione mondiale di "Quando quando quando", è diventato un punto di riferimento nel grande giro americano per gli artisti italiani, grazie alle sue amicizie che vanno da Hollywood alla Casa Bianca.

Nato a Milano, ha cominciato praticamente da bambino proprio in coppia con il suo amico Adriano facendo l'imitazione di Jerry Lewis e Dean Martin, poi negli anni '60, con il suo look alla Tony Curtis, ha mosso i primi passi verso il successo incidendo per l'etichetta di Gorni Kramer. Tutto è cambiato con "Quando quando quando": un successo clamoroso che in America lo fa ribattezzare "Mr Quando Quando Quando" e gli apre le porte dello star system a stelle e strisce. Grazie alla sua intraprendenza e alla sua ben nota determinazione diventa amico di Frank Sinatra e delle stelle di Hollywood, incide, già negli anni '60, un 45 giri arrangiato da Quincy Jones e registrato con Phil Ramone come tecnico del suono, scrive per Annarita Spinaci la hit "Quando dico che ti amo".

Il 1972 è l'anno di un nuovo trionfo: Mina incide "Grande grande grande", che sarà non solo uno più grandi successi della sua carriera, ma anche uno dei brani italiani più conosciuti nel mondo. Comincia così la sua avventura americana: si trasferisce negli Usa, canta a Las Vegas, diventa amico di Gregory Peck, Kirk Douglas e del futuro presidente Ronald Reagan, contribuisce a lanciare Nikka Costa, figlia di Don Costa, storico arrangiatore di Frank Sinatra. Sono rapporti che metterà a frutto quando svolgerà un ruolo decisivo nel lancio di Andrea Bocelli negli Usa, grazie alla sua amicizia con il produttore super star David Foster con il quale, insieme a Humberto Gatica, firma la produzione di "Amore", un successo mondiale di Bocelli. Un ruolo simile lo ha svolto con Il Volo, portati da "Ti lascio una canzone" a un contratto con la Geffen e a tre album americani prodotti di nuovo con Foster e Gattica. Quando i tre ragazzi hanno vinto il festival di Sanremo con "Grande amore" nel 2015, con il suo solito garbo si è limitato a sottolineare come i suoi ormai ex pupilli non lo avessero ringraziato.

Prima aveva scritto, con il contributo di Silvio Berlusconi, l'inno del Milan, mentre nel 1999 ha vinto un Golden Globe, e ottenuto una candidatura all'Oscar, per "The Prayer", la canzone interpretata da Celine Dion e Andrea Bocelli e scritta per il cartoon "La spada magica" ("Quest For Camelot"). Nel 2004 è stato il direttore artistico di un festival di Sanremo che, a causa del boicottaggio delle major del disco, vide in gara un cast di esordienti (vinse Marco Masini, allora libero da contratti discografici): anche in quell'occasione però riuscì a diventare un beniamino per i media e i giornalisti, anche di quelli più giovani che non lo conoscevano. Ancora oggi lo zio Tony (come ama definirsi) si divide tra la California e l'Italia e continua a lavorare, pensare a nuovi progetti sulla scia di una vita dai contorni romanzeschi, ricchissima di aneddoti straordinari. Il suo stile di vita? Lo riassume lo slogan che ha coniato per la sua carriera: "no zio Tony, no party".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA