Tempesta del nobel Le Clézio

Due novelle, due ritratti femminili che indagano ferite infanzia

 - TEMPESTA- J.M.G. Le Clézio (RIZZOLI, PP 192, EURO 19). A dieci anni dal Premio Nobel, lo scrittore originario di Nizza Le Clézio costruisce un romanzo in novelle di una densità linguistica e poetica priva di retorica, indaga con pudore le ferite dell'infanzia e il modo in cui ridisegnano il percorso delle nostre vite. Con uno stile delicato, ci affida due ritratti femminili intimisti e drammatici in 'Tempesta'. Due racconti, due protagoniste adolescenti che hanno subito uno stupro.

  "Quando sono arrivato sull'isola, dopo tutti questi anni, pensavo che non sarei rimasto più di due o tre giorni. Ho preso una camera in un piccolo albergo del porto, accanto al terminal dei traghetti, sopra i negozi che affittano gli scooter e le biciclette ai turisti. Il tempo di verificare che non ci fosse più niente, che il passato fosse cancellato, che non provavo più nulla, il tempo di un ghigno o di un'alzata di spalle".

Philip Kyo è uno scrittore, condannato anni prima, quando era poco più di un ragazzo, per aver assistito a un crimine orribile, uno stupro, e non averlo denunciato, incontra sulla sua strada June, una tredicenne incapace di dare un volto al padre che non ha mai conosciuto. Figure segnate da un dolore profondo nel tempo, chiuse nella bolla dell'isola di Udo, nel mar del Giappone. Un incontro fortuito, quasi impensabile, che assumerà la forma di un confronto serrato, dapprima fatto di intuizioni e fantasie, poi fin troppo vero e penetrante. Al centro del secondo quadro di questa composizione c'è invece Rachel, un'adolescente arrivata a Parigi dal Ghana. Anche lei racconta una vita segnata in due da una rivelazione: è figlia di uno stupro, figlia di una donna abbandonata, anche lei deve spiegare a se stessa la sofferenza che sente, e il come e il perché delle azioni che compie o si appresta a compiere. Tradotto in italiano da Maurizia Balmelli per Rizzoli, 'Tempesta' è un romanzo composto, come si diceva, da due due racconti, apparentemente scollegati, ma in entrambe le storie in fondo anche se in tutto domina uno stile volutamente scarno, come alle volte può essere la vita segnata dal dolore, domina una speranza di riscatto. La prima che proietta sul fondale dell'isola giapponese, una giovane che non ha mai conosciuto suo padre. E che si illude di trovare in uno sconosciuto, solitario e enigmatico tutto l'amore che Kyo non sarà mai in grado di darle.

Amore che Rachel, la protagonista di "Una donna senza identità", non si illude di meritare. Fin dal momento in cui scopre che i suoi genitori, in realtà, l'hanno soltanto accolta in casa quando è arrivata a Parigi dal Ghana. Figlia di uno stupro, abbandonata da una madre che a sua volta era stata scaricata dall'uomo che l'ha messa incinta, non può fare a meno di andare alla ricerca delle proprie origini. Anche della sorella Bibi, che poi sua vera sorella non è, che capirà quanto le vuole bene quando il tempo per dirlo e dimostrarlo è ormai praticamente scaduto.

 In fondo, Rachel e June insomma conservano lo stesso disagio, della medesima solitudine. Seguendo un ritmo lento, che accelera all'improvviso quando la storia deve affrontare le sue ombre più buie, Le Clézio riesce a fare di questo libro un piccolo manuale di tecnica narrativa. E, al tempo stesso, un rigoroso, apparentemente algido, ma in realtà fiammeggiante di passioni, identikit dell'animo umano.(ANSA).
   

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