Papa Francesco: cinque anni, gli ultimi e le periferie nel cuore

Dopo la famiglia e le riforme, ora lo sguardo sui giovani e sul 'sogno' di vedere una chiesa unita in Cina

di Manuela Tulli CITTA' DEL VATICANO

Dal "Buonasera" del 13 marzo 2013 ai pianti con le vittime della pedofilia, dai viaggi nelle periferie del pianeta ai continui appelli per affrontare "la sfida epocale" dei migranti, dall'accelerazione nel cammino ecumenico e interreligioso al 'sogno' di vedere una chiesa unita in Cina. Papa Francesco chiuderà martedì 13 marzo il suo quinto anno di pontificato. Ora si apre un periodo ancora ricco di sfide: in primo piano i giovani, ai quali il pontefice ha voluto dedicare il prossimo Sinodo dei vescovi, e la famiglia, con l'incontro mondiale in Irlanda che dovrebbe suggellare le indicazioni della Amoris Laetitia, nella quale il pontefice, ancora una volta, chiede alla Chiesa di avere uno sguardo di misericordia sull'uomo.
    Resta forte anche l'impegno sulle riforme: molte cose hanno già trovato attuazione, per esempio nel settore delle comunicazioni e in alcuni accorpamenti in Curia, come anche sul versante della trasparenza finanziaria, ma il processo resta un cantiere aperto.
    Sul fronte della politica internazionale, è sempre fitto quel lavoro del pontefice nel tessere relazioni, nel cercare di costruire ponti. E per questo, nei cinque anni sul soglio di Pietro, non ha mai rinunciato ad incontrare nessuno. Anche chi, come il leader della Turchia Erdogan, solo per citare una delle udienze più recenti, poteva risultare un ospite scomodo.
    E' la pace la priorità da raggiungere, in un mondo frantumato in cui sono gli ultimi, "gli scartati", a vivere sempre la situazione peggiore. E guarda alla pace, infatti, anche il suo prossimo viaggio internazionale, quello a Ginevra, il prossimo 21 giugno, nel corso del quale potrebbe essere lanciata una grande iniziativa per il Medio Oriente, e per la Siria in particolare, ancora sotto le bombe.


    Questo anno di pontificato appena trascorso si era aperto, a marzo, con il bagno di folla a Milano, la più grande diocesi d'Italia che lo ha accolto, un milione le persone incontrate in un giorno, a braccia aperte. Poi ad aprile il viaggio in Egitto per ricucire, in via definitiva, il dialogo con Al-Azhar, interlocutore imprescindibile per il rapporto con il mondo musulmano.
    Ma è stato anche l'anno dell'omaggio ai preti italiani impegnati nel sociale, don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari.
    Un percorso che continuerà con il viaggio, il prossimo 20 aprile, nella terra di don Tonino Bello.
    Questo che si apre, dal 13 marzo, sarà invece soprattutto l'anno dei giovani: già la settimana prima di Pasqua li ha convocati in Vaticano per preparare il Sinodo di ottobre; poi l'incontro a metà agosto con i giovani italiani; ad ottobre l'assise dei vescovi, fino a gennaio 2019 con la Gmg a Panama.
    Un magistero intenso, sempre a grande velocità, nel quale il Papa, ormai ottantenne, continua a tenere un gran passo. E' la "grazia di stato" che "sostiene e accompagna" sempre il Papa, ha commentato recentemente padre Federico Lombardi, per anni suo stretto collaboratore. "Diversi testimoni possono attestare la serenità sostanziale che continua ad essere con lui anche nei momenti in cui decisioni difficili o tensioni potrebbero essere causa di comprensibile turbamento", ha detto l'ex portavoce fotografando la tempra del Papa argentino. La stessa di quella sera che stupì il mondo intero con un semplice "Buonasera".


   

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