Jamal Khashoggi

Il giornalista saudita ucciso paladino della libertà di stampa

Jamal Khashoggi è stato uno dei più importanti giornalisti sauditi e arabi e commentatori politici della sua generazione, con una carriera di quasi 30 anni. Nato a Medina nel 1958, Khashoggi è vicino ai circoli interni della famiglia reale saudita, dove si guadagna la reputazione di riformista, e spingendosi fino a mettere in discussione le politiche interne e regionali del suo governo.

Il giovane Khashoggi studia giornalismo alla Indiana University negli Stati Uniti e inizia la sua carriera come corrispondente per il giornale in lingua saudita Saudi Gazette. Dalla fine degli anni '80 lavora per il quotidiano Asharq Al-Awsat, con sede a Londra e di proprietà saudita e per il giornale pan-arabo Al-Hayat. E' noto soprattutto per i suoi servizi su Afghanistan, Algeria, Kuwait e Medio Oriente negli anni '90. Incontra e intervista più volte Osama bin Laden, prima che diventi il leader di al-Qaeda.

Nel 1999, Khashoggi è il vicedirettore del giornale saudita Arab News. In seguito è nominato caporedattore di Al-Watan, ma viene licenziato dopo appena quattro mesi senza spiegazioni. Anche se alcuni parlano di "critiche ricevute per la sua politica editoriale". Dopo altri incarichi negli anni successivi, anche come commentatore politico su numerosi canali sauditi e arabi, Khashoggi presta la sua voce per puntare i riflettori sul principe ereditario Mohammed bin Salman (MBS), dopo che le sue promesse di riforme erano state seguite da ondate di arresti e repressione.

Khashoggi continua a scrivere e difendere la libertà di parola nel suo paese, e nel settembre 2017 critica la classificazione dei Fratelli Musulmani come terroristi dall'Arabia Saudita. La sua presenza nel regno diventa sempre più precaria, e alla fine Khashoggi decide di trasferirsi a Washington, dopo aver rivelato che gli era stato "ordinato di stare zitto". Nello stesso mese pubblica un articolo con il Washington Post dal titolo "L'Arabia Saudita non è stata sempre così repressiva, ora è insopportabile", che scatena l'ira della monarchia saudita. Nel suo soggiorno negli Usa, partecipa a molte iniziative in difesa della libertà e dei diritti.

Il giorno dopo la sua scomparsa a Istanbul, il 3 ottobre 2018, il Post riceve dal suo traduttore il suo ultimo editoriale, in cui Khashoggi  analizza gli ostacoli alla libertà dei media a partire dal rapporto "Freedom in the World" del 2018, in cui l'unico Paese classificato come "libero" del mondo arabo è la Tunisia. Il giornalista ricorda quindi le grandi aspettative di cambiamento portate dalle Primavere Arabe del 2011 e le successive delusioni per "il ritorno di queste società o al vecchio status quo o a condizioni anche più dure di prima".

 

 

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