Rimborsi M5S, Di Maio: 'Bonifici effettuati, sono sul nostro sito'

Il candidato premier: 'Abbiamo fatto le verifiche, c'è solo un problema di contabilità del Mise e del Mef. Gli ultimi versamenti non sono stati ancora accreditati sul conto, ma risultano sul nostro sito internet'

"Ieri - ha detto il candidato premier del M5S, Luigi Di Maio - abbiamo fatto le verifiche e quello che è venuto fuori è solo un problema di contabilità del Mise e del Mef. Sostanzialmente gli ultimi bonifici che stiamo facendo in questi giorni, non per correre ai ripari ma perché stanno scadendo le ultime rendicontazioni, non sono stati ancora accreditati sul conto, ma risultano sul nostro sito internet". 

"Sono contento di questo fuoco di fila contro il M5S, perchè ieri, per esempio, 'la Repubblica' ha certificato per la prima volta nella storia che abbiamo restituito 23 milioni di euro. Ora 23,1 o 23,2 è un problema di contabilizzazione. Ma abbiamo dimostrato che se c'è qualcuno che fa il furbo noi lo mettiamo fuori. Qui invece - ha proseguito Di Maio - gli altri partiti li fanno ministri o li candidano in giro per l'Italia come la Boschi, per provare a salvarla in Parlamento". Infine non è mancata una stoccata al mondo dell'informazione. "Vedo - ha detto - ancora una grossa sproporzione dell'informazione italiana nei nostri confronti. Mi dispiace dirlo, ma soprattutto da quelle che sono le reti più importanti - ha concluso - ci aspettiamo una campagna ad armi pari".

La vicenda dei rimborsi non versati da alcuni parlamentari pentastellati agita da giorni la campagna elettorale del candidato premier M5S. Di Maio ha ribadito la linea dura contro chi ha sbagliato, a partire dagli uscenti e candidati in posizioni "sicure" Andrea Cecconi e Carlo Martelli. Saranno quindi "fatte le verifiche fino all'ultimo centesimo", ma comunque "bisogna ricordare" che il Movimento "è orgoglioso di aver restituito agli italiani 23 milioni di euro di stipendi". Quindi nessun caso, anzi "è ridicolo che si parli di caso quando il vero caso è che c'è un'unica forza politica in Italia che taglia gli stipendi ai propri parlamentari e li investe in forme di lavoro per chi non ha lavoro", mentre "le sanguisughe dei partiti non hanno restituito un euro".

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