F1: mea culpa ragazzaccio Verstappen, 'devo cambiare'

Olandese ancora troppo irruente, 'ho deluso, inizio da schifo'

Ancora lui. Max Verstappen resta il ragazzaccio del circus, talento e adrenalina ma cervello spesso non connesso. In Red Bull è tenuto in altissima considerazione rispetto a Daniel Ricciardo che invece riesce a dare spettacolo senza inimicarsi tutti i colleghi, ma il Gp della Cina deve aver aperto gli occhi al team e forse anche cambiato l'atteggiamento dell'olandese, che ha capito di averla fatta grossa. "Su Vettel ho sbagliato, gli ho chiesto scusa" ha detto commentando l'insensato affondo sul ferrarista, che avrebbe superato comunque. Di più: "Il mio inizio stagione è stato uno schifo. Ho deluso, devo cercare di rivedere tutto e fare meglio". Una promessa, da mantenere.
    Lo speronamento a Vettel è costato all'olandese 10'' di penalità e due punti in meno sulla patente ma soprattutto alla Red Bull una possibile doppietta, opportunità a portata di mano grazie all'indovinato doppio pit stop a metà gara, in regime di safety car. Gli sguardi tra i boss del team erano eloquenti e tali da far pronunciare a Verstappen l'inedito 'mea culpa'. "Max deve controllarsi, non strafare, ha gettato una vittoria", ha detto l'influente Helmut Marko, ammorbidendo poi il parere con lodi al suo talento. Sebastian Vettel ha accettato le scuse, dicendo che "in gara certe cose succedono", ma di sicuro non avrà apprezzato l'ennesima prova dell'irruenza del talento della Red Bull, che viene da paragonare - pur con le dovute differenze di rango tra i due piloti - al Marc Marquez che domenica scorsa in MotoGp ha affondato Valentino Rossi. "Sono grato a Verstappen per il suo modo di guidare", ha ironizzato Lewis Hamilton, che al momento giusto l'aveva mandato a ruote sull'erba. Sembra giunto il momento di cambiare. Verstappen afferma di averlo capito, anche se alcuni ne apprezzano la dose di spettacolo che non fa quasi mai mancare. I sorpassi di Ricciardo a Shanghai hanno però reso chiaro che tra noia e insensatezza c'è anche una terza via, che l'olandese deve cominciare a seguire.

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