Le spugne che 'camminano' sul fondale dell'Artico

La prova nei frammenti di scheletro che si lasciano alle spalle

Redazione ANSA

Non solo organismi immobili ancorati al fondale marino: esistono delle spugne nell'Artico che sono in grado di muoversi e 'camminare', anche se questo comporta il sacrificio di parti del loro scheletro. La prova è nelle scie di frammenti ('spicole') che lasciano alle loro spalle e che sono state filmate per la prima volta durante una spedizione della nave rompighiaccio tedesca Polarstern. La scoperta è pubblicata sulla rivista Current Biology da un gruppo di ricerca guidato dall'italiana Teresa Morganti dell'Istituto Max Planck di Microbiologia Marina a Brema, in Germania.

Durante la perlustrazione di una catena montuosa sottomarina (Langseth Ridge), a una profondità compresa tra i 580 e i 1.000 metri, i ricercatori hanno documentato la presenza di una florida comunità di spugne, connesse fra loro da scie lunghe diversi metri e spesse alcuni centimetri, formate da spicole perse durante il movimento. Escluso che le spugne si fossero mosse solo per effetto della gravità (dal momento che certi esemplari si erano spinti fin sopra alcune cime mentre altri avevano cambiato direzione), è nata l'ipotesi che si fossero spostate volontariamente, forse alla ricerca di cibo (vista la scarsità di risorse presenti nell'ambiente circostante) o forse per favorire la dispersione della prole.

Gli esperti pensano che le spugne conficchino le spicole nel fondale per potersi spingere in avanti e, una volta progredite, le perdano, lasciandone una scia dietro di sé. Un simile comportamento era stato già osservato in laboratorio, ma mai in natura.

 

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