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Ariaferma, Servillo-Orlando sfida tra le sbarre

Regia Di Costanzo, in sala dal 14 film su microcosmo carcere

ARIAFERMA di Leonardo Di Costanzo, al cinema dal 14 Ottobre distribuito da Vision tra i film più belli visti a Venezia 2021 al tema forte delle carceri, unisce un duetto attoriale, fatto piu' di silenzi che di parole, di grandissimo livello. A misurarsi, sono un Toni Servillo, felicemente contenuto dal regista, e un inedito Silvio Orlando credibile come villain, un galeotto senza muscoli, ma di rispetto. Ci troviamo in un vecchio carcere ottocentesco, una piccola struttura fatiscente dove, per problemi burocratici, i trasferimenti si bloccano e cosi' una dozzina di detenuti si ritrova in attesa di nuove destinazioni. E tutto questo con pochi agenti a fare la guardia. Una situazione anomala, un microcosmo nel microcosmo, che improvvisamente cambia i rapporti tra detenuti e guardie carcerarie. Al centro di questa piccola rivoluzione i due leader dell'una e dell'altra parte: Gaetano Gargiulo (Servillo), un capo delle guardie apparentemente tutto di un pezzo, e Carmine Lagioia (Orlando). Tra di loro c'e' una iniziale legittima diffidenza, nessuno vuole abdicare al suo ruolo, ma le circostanze e la solidarieta' verso il fragile novizio Fantaccini (Pietro Giuliano) li porta a un sottile avvicinamento. Che la diga tra di loro, entrambi uomini di silenzio, si stia lentamente sfaldando arriva prima con una cucina da condividere e poi quando un guasto elettrico mette tutto il carcere al buio. Li si faranno in breve tempo delle scelte e ci saranno i primi segni di una vera convivenza. "Certo tra i due c'e' imbarazzo in molte conversazioni e su certe scene importanti abbiamo ragionato molto con il regista e Silvio Orlando - spiega Servillo -. Tutto era delicato da fare, ma devo dire che l'aver come introiettato la divisa e questo mi ha aiutato a rappresentare certe rigidita' . In questi casi basta anche solo un gesto per far traballare tutto". Dice invece Orlando :"Bisogna rischiare nel nostro lavoro e bisogna affrontarlo. Se ad esempio avessi dovuto considerare la mia attitudine bonaria mi sarei tirato indietro da questo ruolo".
    Servillo fa poi notare come l'Italia ha il primato delle galere piu' affollate d'Europa, mentre Orlando sostiene che il cosiddetto 'film civile' e' qualcosa che andrebbe piu' praticato. "Il carcere di Mortana nella realta' non esiste - spiega il regista che ha fatto questo film anche con molti attori non professionisti ex detenuti- : e' un luogo immaginario, costruito dopo aver visitato molte carceri. Quasi ovunque abbiamo trovato grande disponibilita' a parlare, a raccontarsi; e' capitato che gli incontri coinvolgessero insieme agenti, direzione e qualche detenuto. Allora era facile che si creasse uno strano clima di convivialita' , facevano quasi a gara nel raccontare storie. Si rideva anche. Poi, quando il convivio finiva - continua Di Costanzo - , tutti rientravano nei loro ruoli e gli uomini in divisa, chiavi in mano, riaccompagnavano nelle celle gli altri, i detenuti. Di fronte a questo drastico ritorno alla realta' , noi esterni avvertivamo spaesamento. E proprio questo senso di spaesamento ha guidato la realizzazione del film: Ariaferma non e' un film sulle condizioni delle carceri italiane. È forse un film sull'assurdita' del carcere". (ANSA).
   

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